Con Maria a Gesù

Con Maria a Gesù

venerdì, 20 novembre 2009

Giovanni 18,33b-37
Solennità di Cristo Re

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
________________________________

 La luce fresca del mattino entra di traverso nella stanza dove mi ritiro per la preghiera e la meditazione. Il Crocifisso di legno, che mi accompagna dal giorno dell’ordinazione, è immerso dal sole.
 Mi fermo.
 Freno il fiume di pensieri di una mattina piena di impegni.
 Mi siedo.
 Ecco il nostro re.
 Ecco il suo trono.

 Facciamo fatica ad essere discepoli di uno così, di un Dio che rivela la sua regalità dal trono della Croce. Facciamo fatica perché vorremmo circondarci di vittorie, piccole o grandi che siano; perché sogniamo una visibilità appagante; perché  - anche se non ce lo diciamo – desideriamo consenso e unanimità. Invece, il nostro re e il suo regno, si nutrono di un’altra logica. “Il mio regno non è di questo mondo”, dice Gesù.

 Facciamo fatica ad essere discepoli di un Dio che rivela la sua regalità nell’amore e non nella prevaricazione, nel dono della vita e non nella conquista, nel servire e non nella pretesa d’essere servito. Facciamo fatica perché questa novità scardina le nostre gerarchie di potere.

  Guardo il mio Crocifisso. Ripenso a quante confessioni ha ascoltato, quanti silenzi ha riempito con la sua presenza. E’ vero, facciamo fatica, non possiamo nasconderci. Ma che meraviglia scoprire in quelle braccia spalancate l’annuncio di una regalità nuova sulla nostra vita! Non è con la misura del successo che mi devo confrontare, ma con quella dell’amore. Non è con il calcolo del tornaconto che devo impostare le mie relazioni, ma su quello della gratuità. Non è con il peso del potere che mi devo misurare, ma con quello del dono.

 C’è una novità imbarattabile nella regalità d’amore di Cristo. E’ un re che al posto del mantello, sceglie di rivestirsi di un asciugatoio e al posto di inchini e riverenze, si inginocchia davanti ai piedi dei discepoli e non si rialza finché tutti sono passati dalle sue mani. E’ un re che non si impone e non condanna. Nessuno è obbligato a seguirlo, ma a tutti è proposta la via: “Seguimi”.

 E tu? Hai già scelto il tuo re da seguire?

don Roberto
robertoseregni@libero.it

scritto da: ciccio56 alle ore 11:42 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, bibbia
giovedì, 19 novembre 2009

Les Enfants de Medjugorje 2009

15 novembre 2009
2 – Una tentazione svelata dalla luce.
L’anima è più importante del corpo, ci ricorda la Madonna… Un’amica italiana l’ha ben compreso!

 

Cristina, brilla per la sua grande bellezza. Sposata da 12 anni con un uomo che ama, 3 bambini. Credente e molto religiosa, cerca con tutto il cuore di vivere i messaggi di Medjugorje, compreso la confessione mensile.Tutto filava liscio, quando una sera, durante una cena, incontra un uomo e subito ecco il colpo di fulmine, si sente molto attratta da lui. L’uomo comincia a riempire i suoi pensieri, la sua immaginazione, il suo cuore… Tutto il suo essere ne è impadronito, è più forte di lei. Disorientata, chiede a Dio di proteggerla, visto che si rende conto che anche l’uomo prova la stessa attrazione verso di lei. Cristina non vuole tradire suo marito, ma teme di crollare, tanto che gli chiede di accompagnarla sempre quando esce, per essere protetta. Dopo tre settimane va a confessarsi. Dice i suoi peccati, e pur non avendo commesso peccato di adulterio, confessa al sacerdote questa attrazione e gli espone semplicemente le tentazioni che vive, al limite della sopportazione. Il sacerdote l’ scolta e dopo averle dato qualche consiglio per combattere e vincere, le dà l’assoluzione. Nel momento in cui le parole dell’assoluzione vengono pronunciate, tutti i sentimenti di Cristina per quest’uomo svaniscono completamente, come il fumo della sigaretta trasportato dal vento. Le sembra di uscire da un film bizzarro e di trovarsi di nuovo con i piedi per terra. "Ma cosa trovavo in quell’uomo, si chiedeva, non ha niente di speciale!" Cristina non capiva cosa avesse visto in lui da essere tanto affascinata, fino a qualche minuto prima!

 

"Non avevo mai realizzato la potenza di questo sacramento, ha confidato più tardi. Una semplice assoluzione mi ha liberato! Ho capito che il demonio non ama la luce, ha bisogno dell’ombra per agire e dissimulare il luridume delle sue azioni. E’ bastato che io portassi tutto alla luce (una bella umiliazione per me!), ed esponessi le mie tentazioni al sacerdote, perchè il diavolo lasciasse la presa!"

Grazie Signore per questa vittoria della Luce! Grazie per aver evitato la distruzione di questa famiglia! Grazie cara Gospa, perché la confessione mensile è stata l’ancora di salvezza di Cristina.

 

"Invitate le persone a confessarsi ogni mese, soprattutto i primi venerdì del mese. La confessione mensile sarà un rimedio per la Chiesa d’Occidente!". (6.08.82)

3 – Come aiutare Medjugorje?

 

Ecco una richiesta da parte della Parrocchia: Padre Danko (viceparroco) chiede di raccogliere le testimonianze di chi ha ricevuto la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata attraverso Medjugorje. Questo servirà ad analizzare i frutti di Medjugorje in questi ultimi 28 anni. Questa richiesta è molto importante; è di capitale importanza per Roma. "L’albero si riconosce dai frutti". Per questo preghiamo tutti coloro che sono coinvolti o che conoscono delle persone coinvolte, di prendere molto sul serio questa richiesta e di indirizzare le loro testimonianze;

 

- all’email della parrocchia di Medjugorje (vianney500@gmail.com)

- all’indirizzo postale: Fra Danko, Zupni Ured, 88266 Medjugorje, Bosnie Herzègovine

- oppure a Enfants de Medjugorje, 2 avenue du Vallon, F 78450 Chavenay, Francia. ( noi faremo proseguire!)

Scrivete nella vostra lingua materna; molto precisi nei fatti ed aggiungendo anche i vostri dati (nascita, indirizzo e quello che può servire per potervi rintracciare in caso di bisogno). Il questionario si trova su

www.medjugorje.hr Grazie!

 

 

4 –

 

 

Rendo grazie a Dio per un grande Anniversario! Esattamente 20 anni fà, il 5 dicembre 1989, con un freddo siberiano, arrivavamo a Medjugorje. Ero già venuta nel giugno 1984, quando il villaggio era ancora allo stato primitivo e sono contenta di averlo conosciuto in quel periodo così particolare, che non tornerà più. Nel settembre 1989, ci sono tornata con due consorelle, per realizzare un articolo per la rivista "Feu e Lumière". Come ho messo piede su questo suolo infuocato, la Madonna ha cominciato a perseguitarmi, come Lei sa fare molto bene alcune volte! Sentivo un fortissimo richiamo interiore a collaborare con Lei e ad essere uno strumento nelle sue mani per realizzare i suoi piani. Mi rendevo conto che non aveva abbastanza aiuti e questo mi affliggeva molto. Volevo diffondere i suoi messaggi – perle preziosissime – e permetter loro di raggiungere il maggior numero di cuori. Il messaggio che dava a tutti: "Senza di voi non posso aiutare il mondo, ho bisogno di voi", mi assillava.

Tornata in Francia, condivisi questo richiamo con il mio fondatore, che lo confermò dopo lunga preghiera. Poi mi disse: "Tra un mese parti, preparati! Prendi con te una consorella". La suora fu Suor Maria Raffaella che molti di voi conoscono e che fu la mia cara compagna per il primo anno…

Abitavamo in una piccola stanza gelida ad 1 chilometro dalla chiesa, ma eravamo così felici di essere a Medjugorje! Erano gli anni d’oro di Medjugorje quando, anche per i pellegrini sistemati più comodamente, la gioia era di essere semplicemente lì, sotto il mantello di Maria che veniva ogni giorno, nelle condizioni materiali precarie. Comunque, grazie alla generosità di San Giuseppe, avevamo ricevuto una macchina e quando faceva troppo freddo nella stanza, ci mettevamo in macchina per cantare le Lodi. Questa macchina era la nostra unica ricchezza e facevamo la spesa a Citluk. Allora, ancora sotto il regime comunista, le derrate nel supermarket vicino alla Posta, lasciavano molto a desiderare, non sto a descriverlo! Passavamo molto del nostro tempo sulle montagne, chiedendo alla Madonna di mostrarci cosa si attendeva da noi e come lavorare per lei. Seppe benissimo mostrarcelo, perché questo periodo di incertezza durò molto poco. Maria Raffaella mi diceva: "Sono satura di inattività!" Frase storica che non avrebbe più pronunciato! Nel corso di questi venti anni, il Signore ci guidò passo a passo, malgrado i nostri errori e la nostra mancanza di conversione; ma l’entusiasmo non mancò mai, né la gratitudine rinnovata ogni giorno di poter servire questo straordinario piano divino, manifestato qui a Medjugorje per la salvezza del nostro mondo senza pace.

Il 19 marzo 1990,(festa di S. Giuseppe), abbiamo fondato l’associazione Les enfants de Medjugorje di cui voi oggi fate parte! Il cammino percorso.. sarebbe un libro da scrivere!

Non potrò mai ringraziare abbastanza il Signore per questi venti anni di gioia e di lotte, d’intimità divina e di croce. Voglio cantare come Davide Re d’Israele: "Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?" ( Sal 116,12)

5 – Anno sacerdotale

 

 

: Ecco una nuova preghiera per i sacerdoti che possiamo recitare per un mese. E’ stata composta da Santa Faustina Kowalska: "Mio Gesù, ti prego per tutta la Chiesa, concedile l’amore e la luce del Tuo Spirito, da’ vigore alle parole dei sacerdoti, in modo che i cuori induriti si inteneriscano e ritornino a Te, Signore.

Signore, dacci santi sacerdoti; Tu stesso conservali nella santità. O Divino e Sommo Sacerdote, la potenza della Tua Misericordia li accompagni ovunque e li difenda dalle insidie e dai lacci del diavolo, che tende continuamente alle anime dei sacerdoti. La potenza della Tua Misericordia, o Signore, spezzi ed annienti tutto ciò che può oscurare la santità dei sacerdoti, poiché Tu puoi tutto.

(Diario §1052)

Cara Gospa, in questo Avvento così cruciale, insegnaci a portare tuo Figlio Gesù nei nostri cuori, come lo hai portato nel tuo seno materno, con lo stesso amore premuroso!

Suor Emmanuel


scritto da: ciccio56 alle ore 10:28 | link | commenti (2)
categorie: notizie da medjugorje
mercoledì, 18 novembre 2009

Leggendo il Vangelo di oggi mi viene spontaneo pensare che Gesù ci invita, e lo fa con forza, ad investire il NOSTRO PATRIMONIO SPIRITUALE (che più che nostro è un patrimonio che ci è stato dato in consegna) E A NON SOTTERRARLO IN FONDO AL CUORE!
E mi viene spontaneo pensare alla mia amica Flà che ha messo il suo tempo e la sua conoscenza tecnica al servizio di questo blog. Grazie Flà!

scritto da: ciccio56 alle ore 12:00 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni
martedì, 17 novembre 2009

Quante volte desideriamo vederlo, eppure spesso ci passa acconto ma noi guardiamo oltre. Se non fosse Gesù stesso a chiamarci non l'incontremmo mai!

scritto da: ciccio56 alle ore 11:37 | link | commenti
categorie: riflessioni
venerdì, 13 novembre 2009

Marco 13,24-32
XXXIII domenica del tempo ordinario

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
 Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
____________________________

 Quasi alla fine dell’anno liturgico, mentre ci prepariamo a salutare l’evangelista Marco, la liturgia ci propone un brano del tredicesimo capitolo del primo evangelo. Un testo difficile, che non possiamo decodificare se non tenendo conto del suo genere letterario – quello apocalittico – e mettendo al centro della nostra lettura non la fine della creazione, ma il fine della sua storia.
 Ogni giorno facciamo l’esperienza drammatica del conflitto fra il bene e il male, percepiamo la fragilità e la bellezza dell’amore che ci abita, sentiamo in noi il desiderio di una giustizia irrintracciabile negli umani tribunali, e ci chiediamo cosa rimarrà di tutto questo, chi ne uscirà vincitore, se davvero tutto l’amore gettato nei solchi dei giorni, dei mesi e degl’anni porteranno ad un raccolto abbondante.
 Questa è la promessa radicata nel cuore.
 Questa è la certezza della Parola che non passa, che non conosce ammuffimenti e vecchiaie.
 Questa è la speranza con cui lo Spirito infiamma la nostra passione di bellezza, desiderio di sfiorare l’eterno, ricerca di pienezza di vita.
 La storia, quella del mondo, la mia, la tua, è nelle mani di Dio e l’ultima parola su di essa sarà il trionfo del Risorto. L’universo è lanciato verso quel punto. Quello è il suo fine.
 Nulla andrà perso. Il più invisibile gesto d’amore verrà ritrovato nel cuore di Dio, come un bicchiere d’acqua fresca, una mano stretta nel sigillo della pace, un’accoglienza incondizionata a chi si sente stretto nel morso della delusione.
 La venuta del Signore non porterà distruzione o azzeramento, ma la Sua eterna regalità. Fino alla fine, quella di Gesù, è una buona notizia. I nostri poveri cuori masticati dall’amore, non cadranno nel vuoto, ma saranno raccolti dal Veniente e consegnati nella mani del Padre. Lui sa. Lui non dimentica.

 Impariamo dalla parabola. Occhio all’albero, ai rami, al germoglio.

 Ecco il legno piantato sulla collina.
 Ecco il Germoglio a braccia spalancate.
 E’ vicino.
 E’ alla porta.
 Silenzio!
 Tendete bene l’orecchio, forse sta già bussando…


don Roberto
robertoseregni@libero.it


scritto da: ciccio56 alle ore 21:22 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, bibbia
mercoledì, 11 novembre 2009

Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”
Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”
__________________

Tutto è grazia diceva S. Agostino. Tutto quello che riceviamo anche attraverso i fratelli è un dono che viene da Dio. Noi tutti pensiamo invece che sia merito nostro, non sappiamo cos'è la gratitudine, non sappiamo dire grazie a Dio anche solo per la vita che ci è stata donata, anzi spesso ci lamentiamo pure di questo meraviglioso dono. Dire grazie è come un sorriso che ti esce dal cuore, fa stare bene chi lo riceve e te che lo dai!

scritto da: ciccio56 alle ore 07:48 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, bibbia
lunedì, 09 novembre 2009

Dal Vangelo secondo Luca 17,7-10
In quel tempo, Gesù disse: "Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

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Fino a che punto riesco a servire gli altri? Fino a che punto do me stesso agli altri? Fino a che punto so dire di sì quando è giusto dire di sì o dire di no quando è giusto dire di no? Fino a che punto riesco ad assomigliare a Gesù? Perchè il punto è questo: assomigliare a Gesù!
Spesso diamo se riceviamo in cambio o addirittura pretendiamo ricevere senza dare. Pretendiamo di essere serviti, di ricevere sempre un sì, senza mai essere disposti a dire di sì!
Gesù ci vuole disponibili gli uni agli altri!

scritto da: ciccio56 alle ore 22:47 | link | commenti
categorie: riflessioni, bibbia
sabato, 07 novembre 2009

Marco 12,38-44
XXXII domenica del tempo ordinario

 In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
____________

 Leggo e rileggo questo brano di Vangelo. Mi stupisce l’attualità disarmante della Parola di Gesù. Lascio la Bibbia aperta sulla scrivania, faccio due passi per casa. Ci penso e ci ripenso: sì, quegli scribi sono ancora in mezzo a noi. Anzi, stanno dentro di noi. E la vedova che dona tutto? Sì, c’è pure quella. Ma oggi, come al tempo di Gesù, non fa notizia, non cerca la ribalta. Ci vogliano i Suoi occhi per riconoscerla.
 Il brano di Vangelo ci presenta questi due quadri contrapposti che il Rabbì di Nazareth commenta ai suoi discepoli.
 Da una parte ci sono gli scribi e i ricchi che fanno visita al tempio. Sono il simbolo dell’esibizionismo del sacro e dell’idolatria dell’apparire. Nel cortile del tempio, nel quale avevano accesso anche le donne, erano allineate tredici ceste per le offerte e i sacerdoti erano incaricati di valutare le offerte e di dichiararne ad alta voce la quantità. Niente di più allettante per chi si nutre di protagonismo, servendosi di tutto e tutti – pure di Dio – per apparire ed ostentare la propria devozione. Ai tempi di Gesù, come oggi, queste sono le storture più pericolose per l’uomo religioso che non serve Dio e i fratelli, ma si serve di loro. Le nostre comunità devono avere il coraggio di smascherare queste ipocrisie, di sottoporre senza paura ad una radiografia seria e serena le proprie scelte e le proprie priorità. Ciascuno di noi, chiamato ad essere discepolo libero e coraggioso del Risorto, deve sterminare il fariseismo che lo abita.
 Dall’altra parte c’è la vedova. Mi colpisce quello che Gesù fa notare ai suoi discepoli osservando il gesto della donna: non lascia il superfluo, ma quanto aveva per vivere. Lei è vedova e povera, eppure dona tutto. La sua condizione sociale la espone alla povertà, all’assenza di tutela giuridica, eppure lei non tiene da parte nulla, non si assicura qualcosa per il futuro. Il suo dono è radicale. Si affida totalmente a Dio.

 Interessante è notare che una delle condanne più dure che Gesù annuncia nel Vangelo si trova in questo brano. Strano, non vi pare? Non siamo per le strade di qualche periferia malfamata, ma nel santo tempio di Gerusalemme e l’accusa di Gesù è a carico della casta religiosa del tempo: “Essi – cioè gli scribi - riceveranno una condanna più severa” (v.40). Loro volevano mettersi in cattedra, abbindolare la folla con simulazioni di lunghe preghiere e pretendere posti d’onore per riempirsi lo stomaco, ma Gesù è di tutt’altro parere: in cattedra ci deve salire la povera vedova.
E’ lei il modello del discepolo libero e coraggioso che si mette nella mani di Dio.
E’ lei l’immagine della comunità che ha la sua ricchezza nella povertà di chi affida tutto nella mani di Dio, unico vero tesoro.

Buona settimana
don Roberto
robertoseregni@libero.it

scritto da: ciccio56 alle ore 07:09 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, bibbia
venerdì, 06 novembre 2009

Quello che mi dà la certezza di essere sulla giusta strada è l'accanimento che da sempre c'è contro Cristo e la sua Chiesa.

scritto da: ciccio56 alle ore 08:09 | link | commenti (2)
categorie: nel silenzio

La mamma di Gesù è la mamma di tutta l'umanità, ed è lei il novello San Giovanni Battista che ci annuncia tutti i giorni suo Figlio.



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